In vacanza con i figli e con lo spread.

In vacanza con i figli e con lo spread.

Lo spread il “minore dei mali” durante le nostre vacanze estive.

Winterthur, agosto-settembre 2012 – Eccoci al rientro per i tanti dalle rispettive e tanto attese ferie estive confrontati tra gli ultimi scampoli di quel clima di relax che le vacanze ci concedono prima del ritorno nella nostra quotidianità. Anche se una prima grande novità, meno sentita alle nostre latitudini qui in Svizzera, è quella di tante famiglie che non sono partite per le vacanze “fuori sede”, ma si sono organizzate con weekend fuori di casa o al mare. Nonostante ciò, comunque questo è un periodo di riflessione e di riposo, spesso ci si mette a confronto con questioni e fatti che durante l’anno a volte affrontiamo con superficialità. Vuoi perché la famiglia, il lavoro, il tempo libero riempiono già le nostre giornate, vuoi perché non si ha concretamente il tempo di riflettere su quanto ci circonda e, quindi, eventi importanti sovente ci passano in superficie o li percepiamo come un lontano eco da approfondire poi nei nostri luoghi di ritrovo.

Quel che in particolare ha colpito molte famiglie italiane, impaurite dalla crisi e incerte sul da farsi, è proprio il tema delle vacanze. Chi le ha ridotte, chi le ha completamente sacrificate, chi ha vissuto un agosto all’insegna che al rientro nulla cambierà o addirittura sarà ancora peggio, accompagnati dal perenne incubo dello spread (spread significa “ampiezza”, “apertura” ma anche “differenza” è usato oggi per definire la differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi, quindi una misura dell’affidabilità di uno Stato a restituire un credito), che è andato ad affiancare i tormentoni tipici di ogni estate.

Il panorama che si percepisce oggi in Italia è desolante e nessuno sembra capace, a livello politico, di formulare un progetto, di indicare un obiettivo, un’idea che porti a un punto di approdo. Sembra quasi di vivere o sopravvivere alla giornata sapendo che altri Paesi europei declinano e non si tenta nemmeno di alzare l’asticella del dibattito serio e costruttivo. Persino il nostro attuale Premier, Mario Monti, si è affidato al pensiero di De Gasperi: «Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni». Sforzi impegnativi se non difficili nell’attuale quadro politico italiano dove ci raccontano che non si può fare altrimenti, tagliare, rinunciare, sacrificare: in Italia la formula è „ce lo chiede l’Europa”. Anche nei nostri ambienti lavorativi e non, spesso, si sente dire “ce lo chiedono da…”, quasi a scacciare un senso di assunzione di responsabilità verso il prossimo e verso se stessi. Quando la scelta, le decisioni sono assunte da altri, quasi ci si sente sollevati per aver deciso di non decidere. Stesso atteggiamento, contesti diversi per i Gattopardi della politica nel nostro piccolo quotidiano ed a livello nazionale dove il coraggio delle scelte si limitano alle alleanze presenti e future espresse in chiave elettorale, e non per il bene comune.

Lo spread il minore dei mali. Questa può essere alla fine davvero il minore dei mali: quello di andare o essere andati in vacanza con lo spread. A sentire alcuni miei cari amici, le generazioni future, gli attuali neonati, appena impareranno a pronunciare il nome di “mamma” e di “papà”, la terza parola in assoluto sarà “spread”. E già, perché quelle saranno le generazioni che continueranno e si troveranno il peso addosso di un debito pubblico sempre più crescente, dove nessuno oggi si è preoccupato fino in fondo di verificare i privilegi dell’attuale classe politica o gli sprechi delle risorse pubbliche per rimettere a posto i conti pubblici.

Ed ecco quindi in molti titoli di giornale, per non parlare dei vari telegiornali, descrivere allarmati sull’attuale speculazione finanziaria che sta colpendo l’Italia, compreso questo minaccioso “spread” i cui valori sono ai massimi storici dall’introduzione dell’euro.

Se discuti con il bagnino di turno, espressione di una classe di lavoratori tartassati perché certa la loro fonte di reddito, la loro percezione dello spread te la esprimono con un concetto molto semplice. Se gli ombrelloni sono vuoti, noi lavoriamo di meno e guadagniamo di meno!

In un momento cruciale di questa economia globale dove già si ragiona dello “scudo anti-spread” come ricetta economica all’incapacità politica dei governi di concordare un’adeguata risposta all’assedio della speculazione finanziaria, non mi meraviglierei più di tanto se per le prossime vacanze estive accanto ai propri figli, in spiaggia, trovassimo la mascotte di turno con il collarino “spread” in bella evidenza per sfatare una crisi che condiziona il nostro vivere quotidiano.

Paolo Vendola – Giornale Comunità 

Scenari futuri per il sistema formativo in Svizzera.

Scenari futuri per il sistema formativo in Svizzera.

Il collocamento dei giovani in percorsi alternativi all’apprendistato.

Zurigo, giugno 2012 – Il grado scolastico secondario II: dopo un decennio di regresso ci sarà una sostanziale stabilizzazione degli effettivi verso il 2020. Secondo il nuovo scenario fornito dall’UFFT (Ufficio Federale della formazione professionale e della tecnologia), si conferma che solo circa il 5%-6% del numero totale degli allievi del secondario II è atteso nel decennio in corso nel sistema formativo professionale, principalmente per questioni demografiche. Questa tendenza negativa sarà costante fin verso il 2020, dove ci sarà una fase di stabilizzazione e, successivamente, una ripresa degli effettivi studenti che si inseriranno nel percorso formativo professionale di base.

Questa riduzione dovrebbe rallentare nel 2020, dove seguirà una fase di stabilizzazione anche grazie al cambiamento in atto del collocamento della forza lavoro che prevede una ripresa entro il 2019/20. Nel 2011 il numero di allievi del 1° anno del livello secondario II dovrebbe essere vicino agli effettivi registrati nel 2010 in tutti i campi di studio: formazione professionale di base (dal -0.7% allo +0.1%), maturità professionale (-0.4% allo 0.3%), scuole medie (-0.6% al -0.9%) e le formazioni transitorie “passerella” (-0.5% al -0.6%). Tra il 2010 e il 2020 ci si può aspettare un calo degli effettivi iscritti del 6% nella formazione professionale di base e fino al 4% in quelli di transizione anche dopo diversi anni di stabilità.

Il passaggio al livello secondario II: una cerniera complessa. Il passaggio dalla scuola dell’obbligo al livello secondario superiore è un anello complesso. Seguendo la catena formativa, diversi fattori influenzano in maniera pronunciata sul numero degli studenti dopo il periodo post-obbligo. Questa variazione della demografia scolastica (dopo quindi il 9° anno del livello secondario inferiore) ha un valore dominante nelle scelte future. Si è accertato a livello di studi economici che nel medio/lungo termine chi influenza in maniera significativa nella scelta formativa del futuro sono gli effetti ciclici legati alla situazione economica generale e la modifica in atto nel mercato del lavoro. In questo ci si aspetta una politica federale lungimirante per poter “proiettare” nel futuro il reale fabbisogno delle diverse figure professionali a tutti i livelli tenendo conto anche del mercato del lavoro frammentato e sempre più alla ricerca di professionisti flessibili e capaci di transitare in più carriere professionali attigue.

Due scenari per il futuro modello. L’analisi delle serie temporali dalle statistiche della scuola rivela i meccanismi che hanno finora governato la transizione dalla scuola dell’obbligo al livello secondario e il modello del comportamento passato del numero degli iscritti in ciascun settore. Nel corso degli ultimi trenta anni il tasso di passaggio alla formazione professionale che è generalmente in autunno, in mancanza di un collocamento nel tirocinio, è andato ad accrescere il tasso di disoccupazione giovanile. Da qui si è riscontrata la necessità di fornire programmi di sostegno per i giovani, in attesa di un posto di tirocinio, fornendo percorsi “passarella” atti a rafforzare competenze quali la lingua e la matematica per meglio inserirsi, successivamente, in un apprendistato. Da qui le diverse offerte formative anche in progettazione nel sistema ENAIP Svizzera per creare delle concrete scelte ai giovani senza un collocamento concreto. Per questo motivo l’UFFT presenta diversi scenari per il futuro sviluppo/incremento nel numero di allievi per un passaggio concreto nel livello secondario superiore. Se da una parte vi è un monitoraggio più puntuale (sempre più legato alle variazioni cicliche del mercato del lavoro), dall’altro canto si sta pensando all’attuazione di un sistema formativo ancora più flessibile.

I risultati segnati da differenze cantonali. Qualunque sia la matrice e lo scenario considerato, dobbiamo aspettarci cambiamenti cantonali contrastanti, principalmente legati alle diverse dinamiche demografiche presso l’uscita del nono anno della secondaria inferiore. Così tra il 2010 e il 2020 il numero di 1 ° anno della formazione professionale potrebbe aumentare in quattro cantoni (VD, GE, TI e ZH), mentre si ridurranno ovunque e addirittura oltre il 15% in nove cantoni della Svizzera orientale e centrale. Allo stesso modo, alcuni cantoni potevano contare più iscritti nelle scuole, di maturità nel 2020 rispetto al 2010, mentre altri vedrebbero il loro declino di oltre il 15%. Si denota, quindi, che a livello federale vi è un grande interesse (lo dimostrano gli studi degli ultimi dieci anni) a migliorare le previsioni del collocamento scolastico passando da una modellazione più precisa delle dinamiche in atto della forza lavoro considerando la frammentazione/specializzazione di molte professioni. Non da ultimo va ricordato che a livello federale vi è un grande sforzo se pensiamo alla futura attuazione della nuova legge sulla formazione continua (LFCo) in virtù della necessità sempre più crescente di formazione/aggiornamento lungo l’arco dell’intera vita professionale. Questo spazio formativo è uno dei settori cui ENAIP Svizzera può accedere proponendo/promuovendo diversi percorsi di accompagnamento e di consulenza durante le transizioni di carriera richieste dall’attuale mercato del lavoro.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

Finanziamento della formazione continua in attesa della legge nazionale sulla formazione continua.

Zurigo, aprile 2012 – In Svizzera si sta concretizzando una prima importante esperienza per quel che concerne la disciplina in materia di formazione continua. Infatti, già il 21 maggio 2006, il popolo svizzero si era espresso a favore di una regolamentazione in materia. In tal senso la Confederazione ha ricevuto l’incarico di “normare” il settore a livello nazionale. Se prendiamo il capitolato della Costituzione federale, in particolare l’art. 64a, esso recita:

  1. La Confederazione stabilisce principi in materia di perfezionamento.
  2. Può promuovere il perfezionamento.
  3. La legge ne determina i settori e i criteri.

Definizione legge quadro in materia. Su questa base, prevista dal dispositivo di legge, la Svizzera, si è mossa per definire una legge quadro in materia. Infatti, lo scorso 9 novembre 2011, la legge federale sulla formazione continua ha superato i primi di una serie di ostacoli parlamentari. La bozza di progetto della legge federale sulla formazione continua (LFCo) è stata esaminata dal Consiglio federale dando i primi segnali positivi per la consultazione. Questo significa che, assieme alla legge federale sulla formazione professionale (LFPr), ci sarà un vero dispositivo di legge che successivamente sarà regolamentato dalle ordinanze a livello cantonale.

La formazione continua, ancora oggi,  è finanziata in gran parte dal settore privato. Infatti, sono le aziende a fornire un contributo sostanziale (co)finanziando la formazione dei loro collaboratori. A livello statistico, non si conosce oggi il vero ammontare dei contributi finanziari della Confederazione e dei Cantoni destinati al settore della formazione continua. Gli interventi sono così variegati che uno stesso finanziamento può essere richiesto sotto diverse forme e diversi “cappelli” all’interno delle stesse Divisioni dell’Educazione o Dipartimenti cantonali.

Difficoltà ad autofinanziarsi. È risaputo, per esempio, che molti adulti fanno difficoltà ad autofinanziarsi un percorso di formazione continua, anche perché in alcuni settori specialistici o per impiegati a tempo pieno e con alte qualifiche vi sono costi troppo elevati impossibili da seguire senza un sostegno finanziario. Questo significa creare una discriminante e quindi non garantire le pari opportunità nell’accesso alla formazione continua.

Postulato. Per questo motivo, sin dal 2001 si era postulato il principio del “Sostegno alla formazione continua orientata alla domanda” chiedendo al Consiglio Federale di favorire il finanziamento della domanda e non quella dell’offerta formativa. Questo significa che il sostegno finanziario è accordato alle persone (una sorta di vaucher formativo) che intendono intraprendere un percorso di formazione continua, piuttosto che finanziare in primis le istituzioni formative. Questa modalità cambia la prospettiva dove al centro non vi è l’offerta formativa bensì la domanda. È un modello di promozione della formazione mirata e più idonea agli adulti nel pieno processo lavorativo visto come sostegno alle persone interessate/motivate a seguire una formazione continua piuttosto che visto come sussidio alle istituzioni.

Questo modello, in consultazione nella LFCo può essere interessante per le istituzioni pubbliche e private preposte alla formazione continua per creare/progettare pacchetti formativi specifici e di qualità volti ad un pubblico sicuramente con l’interesse e l’intenzione di frequentare per motivi di crescita professionale, avendo come obiettivo la massima resa nel percorso formativo. Anche un istituto come il nostro, l’ENAIP Svizzera, può essere interessante definire/attivare pacchetti formativi e di consulenza “on-demand” per pubblici specifici passando dalla nostra rete e partenariati sociali.

In definitiva, un sistema che permette di centrare l’esigenza della singola persona con tutti i suoi bisogni formativi e di crescita professionale.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

ENAIP Svizzera: la promozione di progetti di integrazione nelle singole realtà regionali in Svizzera.

Zurigo, novembre 2011 – A detta di molti esperti stranieri, il modello elvetico di integrazione degli stranieri, ha funzionato meglio rispetto ad altri Paesi in quanto la struttura federalista ha lasciato ai Cantoni la gestione del problema con interventi più incisivi e mirati nel territorio.
In ogni zona della Svizzera, i progetti di integrazione sono stati orientati ad utilizzare i luoghi di incontro degli immigrati come luoghi di scambio di esperienze, di pensieri e cultura passando p. es. anche dai club sportivi. Nella Svizzera tedesca sono molte le esperienze che vanno sotto il nome di “Sport und Integration” cioè lo sport che diventa mezzo veicolare per permettere un avvicinamento degli stranieri alla realtà locale. Molti Cantoni si sono adoperati anche per consentire una migliore comprensione del territorio da parte di immigrati passando dall’integrazione scolastica dei propri figli, quindi, in questo caso dall’interazione genitore e figli.

Nello sviluppo di quasi tutti i progetti consolidati dell’ENAIP in Svizzera (Lucerna e Zurigo rappresentano i maggiori interventi e richieste di sussidio cantonale) si è potuto constatare che le maggiori problematiche emergono nell’area adolescenti. Tutti i giovani immigrati dei diversi gruppi etnici, presentano (rispetto alla realtà locale) una sorta di incertezza della propria identità (del sé visto come individuo) rispetto all’identità ricevuta di riflesso dai propri genitori esternando una sorta di inadeguatezza di valori ereditati dai genitori che da decenni vivono in Svizzera.
Da qui nasce una prima nostra riflessione che nella gestione di progetti volti all’integrazione è necessaria una sorta di scambio tra le famiglie e un’associazione sociale e/o culturale, siano esse le stesse scuole, uffici di orientamento, enti formativi che con la loro presenza possono in qualche modo orientare/accompagnare le persone facendo fronte alle diverse esigenze e garantendo un interscambio tra “i nuovi arrivati” e la popolazione locale.
Un’altra importante riflessione si rivolge al processo di apprendimento della nuova lingua da parte di giovani immigrati (italiano, tedesco e francese) perché con essa i giovani apprendono i tratti culturali del vivere sociale e locale che, spesso, sono in contrasto con quanto vissuto nei Paesi d’origine e/o con quanto veicolato dai loro genitori. Questo momento formativo diviene un fattore determinante ed importante per la formazione dell’identità del giovane all’interno del suo processo di integrazione.
In questo senso è importante e necessario, nella presentazione di interventi formativi, proporsi come interlocutori e mediatori culturali per migliorare il processo di integrazione e in’ultima analisi la reciproca comprensione tra due culture/tradizioni.
Nei vari progetti sostenuti in passato dalla CFS/EKA (Commissione Federale per gli stranieri) ed oggi dai rispettivi Uffici Cantonali per l’Integrazione emerge sempre più come il ruolo della lingua e cultura d’origine svolge un ruolo importante nel processo di integrazione dei giovani di origine straniera. La stessa raccomandazione viene anche dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) che più volte e in diversi documenti recenti ha posto l’attenzione sul ruolo fondamentale che svolge la famiglia non solo nel processo di integrazione ma anche per il successo scolastico dei giovani di origine straniera.
Da queste riflessioni appare chiaro come ENAIP Svizzera, con la sua presenza di cinquant’anni nel territorio e con la sua tradizionale vocazione verso la promozione sociale e professionale delle fasce deboli e straniere, si propone e promuove in continuazione progetti (grazie anche al sostegno dei Cantoni) finalizzati ai processi di integrazione delle diverse comunità e, rispettivamente, delle nuove migrazioni in Svizzera. Questa attenzione continua verso la persona, con le sue sensibilità e le sue esigenze formative/educative, è parte integrante del nostro “fare quotidiano” nella formazione e nella consulenza professionale grazie anche all’appartenenza al sistema ACLI che, assieme al Patronato ACLI, rappresenta un modo concreto di crescita e di partecipazione alla realtà sociale del luogo in cui viviamo ed operiamo.

Paolo Vendola
Direttore ENAIP Svizzera

La formazione che porta lontano. Scambi e programmi di mobilità della Fondazione CH

Zurigo, maggio 2011 – Lasciando un po’ alle spalle la struttura formativa “tipicamente corsuale”, l’ENAIP Svizzera intende raccogliere nel prossimo futuro le nuove sfide formative proposte dal sistema educativo svizzero, ma anche con una sua capacità di lettura del territorio con le sue esigenze, creando/partecipando ad attuare strumenti efficaci per far fronte alle sfide del sistema di formazione continua e permanente, anche con uno sguardo attento all’obiettivo della strategia Europa 2020 che vede coinvolta anche la Svizzera tramite la “CH-Stiftung” nei programmi Grundtvig e Comenius.

Nel seminario di chiusura dei Progetti ENAIP con il Ministero del Lavoro italiano dello scorso marzo, non a caso è intervenuta la sig.ra Monika Eicke, responsabile per la Svizzera dei programmi europei citati. Infatti, a partire dal gennaio 2011 la Svizzera non è più un “partner silente” ma è entrata a pieno titolo nel programma di Apprendimento permanente europeo (Lifelong Learning) che apre interessanti scenari nell’ambito della formazione degli adulti attraverso Grundtvig, un sottoprogramma suddiviso in sette diverse azioni decentrate che si rivolge agli istituti e al personale del settore così come ai discenti adulti. I partecipanti a tali programmi possono quindi chiedere il sostegno finanziario della Fondazione CH.

Grundtvig: apprendimento pratico per gli adulti. Il programma Grundtvig mette l’accento sui bisogni d’apprendimento e di studio dei formatori che si occupano di formazione degli adulti e/o come insegnamento «alternativo», a tutte quelle organizzazioni che lo propongono come servizio. Inoltre, questi programmi, portano a contribuire allo sviluppo del settore dell’educazione agli adulti e permettere ad un maggior numero di persone di vivere un’esperienza educativa, generalmente in un altro Paese europeo. Lanciato come programma nel 2000 e facente parte di un programma globale per l’educazione e la formazione lungo tutto l’arco della vita, Grundtvig mira ad offrire agli adulti la possibilità di migliorare le loro conoscenze e competenze, facilitando il loro sviluppo/crescita personale e rinforzare le loro prospettive d’impiego.

Questi scambi migliorano le competenze linguistiche e l’esperienza di vivere in ambienti multiculturali. Non è da trascurare il fatto che sono tutti fattori che aumentano il grado di successo nel mercato del lavoro. Il Programma, contribuisce altresì, a prendere maggior coscienza del problema dell’invecchiamento della popolazione in Europa. Questo programma non coinvolge soltanto gli insegnanti, formatori, personale nell’ambito educativo o Enti che promuovono tali servizi, bensì anche tutti gli attori coinvolti nella formazione degli adulti.

Quindi coinvolge associazioni, servizi di orientamento e informazione, organismi politici specifici sul tema formativo, le organizzazioni non governative (ONG), le imprese, i centri di ricerca ed i gruppi di volontariato. Il programma finanza un ampio ventaglio di attività, in particolare quelli che sostengono lo studio all’estero di persone implicate nella formazione degli adulti, in progetti di scambio e/o altre esperienze professionali. Così come vengono finanziate altre iniziative di messa a rete di esperienze professionali e formative delle diverse organizzazioni in diversi Paesi europei.

Tra gli obiettivi specifici di questo programma vi sono quelli di accrescere il numero dei discenti adulti a 25000 entro il 2013 e migliorare la qualità delle loro esperienze, svolte nel Paese d’origine o all’estero. Vi è anche quello di migliorare le condizioni di mobilità in Europa e la percezione dell’importanza della cooperazione negli enti formativi preposti alla formazione degli adulti, nonché di sensibilizzare/garantire l’accesso al sistema formativo degli adulti a tutte le persone ai margini della società che non possiedono una qualifica di base, sostenendo anche le pratiche per l’accesso ai moderni mezzi dell’ICT.

Partendo da questi principi fondamentali, nel progetto ENAIP Svizzera – passando anche attraverso tutta la sua rete presente all’estero – vi è quello di orientare le proposte formative e di possibili servizi/consulenza in forte relazione con i bisogni del mercato del lavoro, passando dai diritti alla cittadinanza del singolo con la sua centralità in quanto individuo con delle necessità/richieste specifiche. Ciò comporta, nel prossimo futuro, un’elevata diversificazione dei prodotti/servizi erogati, facendo tesoro di quanto detto dal Presidente Nazionale, Andrea Olivero, che “siamo persone normali che fanno cose speciali”.

In questo l’ENAIP, tramite tutti i suoi professionisti impegnati nel settore formativo, deve esplicare il suo ruolo futuro.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

50 anni di ENAIP Svizzera.

Zurigo, 11 febbraio 2011 – Cinquant’anni di storia, cinquant’anni al servizio della persona nella loro crescita sociale e professionale.
Non è facile per un giovane dirigente, che da pochi anni ha superato la soglia dei suoi primi quarant’anni, raccontare il bene che ha fatto l’ENAIP per la formazione professionale nell’elevare il livello di istruzione di tanti lavoratori in Italia e in tutta la sua rete estera, quindi anche nella nostra realtà in Svizzera.

Storia di un ente. La storia dell’ENAIP nasce idealmente con la nascita delle ACLI. Nel 1946, agli inizi proprio del movimento aclista, venne pubblicato un opuscolo dal titolo “L’istruzione Professionale” a cura del prof. Luigi Palma. La Presidenza Centrale nel presentare tale pubblicazione, metteva al centro dell’operato delle ACLI proprio l’elevamento a migliori condizioni di vita del singolo, passando dalla formazione professionale; se teniamo conto anche del contesto dell’epoca della massa di lavoratori duramente provati dalla tremenda esperienza della guerra. Molti anni dopo, anche Livio Labor, ricorderà che l’interessamento delle ACLI ai problemi della formazione professionale dei lavoratori è, e deve essere una naturale vocazione del neonato movimento. Tant’è che ancora oggi è sancito dagli Statuti ACLI di ogni Nazione ove esiste il “nostro” Movimento, nell’art. 3 cpv. b, che uno dei servizi sociali attraverso le quali le ACLI realizzano una rete di esperienze, di solidarietà, di auto organizzazione e di risposta ai bisogni materiali e sociali delle persone passano “nella formazione ed orientamento professionale e nelle politiche del lavoro”, attraverso l’Ente Nazionale ACLI per l’Istruzione Professionale (ENAIP).
Proprio questo sembra essere ed è giustificata la ragione fondativa dell’ENAIP, sintetizzabile nella parola “elevazione”; dunque un principio di emancipazione socio-culturale del mondo dei lavoratori. Anche il discorso di S.S. Paolo VI nel 1963, ad un Convegno studio ENAIP sulla Formazione professionale, diceva che l’Ente delle ACLI e le ACLI stesse dimostrano una feconda sensibilità nell’interpretare ed anticipare i tempi tenendo conto delle reali esigenze dei lavoratori, così come vi è stato il merito di aver dato origine ad una vasta e promettente rete di scuole professionali atte a dare una risposta concreta ad ogni esigenza formativa.
Anticipare i tempi per un supporto formativo
. Da questi presupposti si può ben capire come a fine anni ’60 cresce l’impegno all’estero tra i lavoratori italiani in Germania, Svizzera e Belgio, prima e poi verso la Francia, Gran Bretagna, ecc. Il Movimento segue le masse migratorie per dare una risposta nel sociale (tutela p. es. attraverso il Patronato ACLI) e subito una risposta a quella massa di lavoratori non qualificati che si trovano proiettati nelle fabbriche di ogni tipo, dove si richiede una certa qualificazione professionale. L’ENAIP partecipa attivamente persino alla definizione della legge-quadro della formazione professionale (legge 845/78), alla luce di una piattaforma intitolata “La riforma della formazione professionale nella prospettiva della piena occupazione e di un nuovo sistema formativo”. Questa legge, negli anni a venire fino alla fine degli anni ‘90, diviene proprio la base per la qualificazione professionale di molti connazionali in Svizzera, che grazie al supporto di fondi del Ministero del Lavoro, acquisiscono titoli di qualifica professionale riconosciuta in diversi settori del mondo del lavoro in Svizzera, permettendo una facilitazione nell’inserimento attivo come forza lavoro qualificata. In molti casi è stata la base anche per l’inserimento nel sistema formativo locale che ha permesso a molti di entrare nel ciclo della formazione continua e permanente permettendo anche una carriera professionale.
Rete formativa moderna. Chiaramente oggi i tempi sono altri, ed altre sono le risposte che l’ENAIP tende a dare attraverso la sua rete internazionale nel creare scambio tra diverse esperienze europee e diventare terreno di scambio delle competenze formative nel Paese in cui si opera, partecipando a programmi formativi con Enti e Istituzioni pubbliche locali. È in questa ottica che negli ultimi anni si sta tentando di dare una collocazione di servizi formativi/consulenza “più integrata” nella realtà locale, assumendo compiti che vanno al di là dell’emigrazione. Oggi, anche ENAIP Svizzera offre le sue azioni formative a nuove fasce di utenza, ai nuovi migranti, con nuovi settori di intervento. Se pensiamo ad un ragionamento puramente statistico oggi, mediamente in un anno, il sistema ENAIP nel mondo produce circa 3500 attività corsuali, con 60000 allievi e con 20 milioni di ore formative. Sono passati per l’ENAIP, in Svizzera, 50 anni di presenza attiva nel settore formativo, ma l’obiettivo di ieri e di oggi resta ancora quello di promuovere un sistema formativo aperto ed integrato, centrato sul diritto del cittadino all’istruzione (qualunque sia la sua provenienza) e alla formazione, in stretta relazione con le politiche del lavoro locale e con uno sguardo attento a quanto si muove nell’ambito formativo europeo.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

POVERTÀ E IMPOVERIMENTO IN EUROPA TRA CRISI ECONOMICA E SOGGETTI SOCIALI: CONVEGNO DELLE ACLI

Parigi, 11-13 novembre 2010 – Si è tenuto a Parigi il 4° seminario internazionale di studio su “Povertà e impoverimento in Europa tra crisi economica e soggetti sociali” promosso dalle ACLI, l’ENAIP e la FAI, con il sostegno dell’EZA e della Commissione Europea. Per le ACLI e per la FAI (Federazione ACLI Internazionale), il seminario è stato lo strumento attraverso il quale, queste associazioni, intendono portarci a riflettere su questioni di grande rilevanza sociale, chiamando a confronto le organizzazioni europee che hanno come propria Mission la promozione ed il dialogo sociale, la cultura del lavoro e della cittadinanza. Il seminario ha visto la partecipazione anche di Jacques Delors (già Presidente della Commissione Europea), di Emilio Gabaglio (già segretario generale della Confederazione Europea dei Sindacati), di Conny Reuter (Presidente della Social Platform), di Raf Chanterie (Presidente dell’EZA – Centro Europeo per i problemi dei lavoratori), di Albin Krämer (KAB – Movimento dei Lavoratori Cattolici) e molti altri. Al termine dell’Anno europeo contro la povertà e l’esclusione sociale, le ACLI intendono interrogarsi non solo sull’efficacia delle politiche pubbliche del lavoro e dell’inclusione sociale, ma anche sulla capacità che hanno le reti sociali di rappresentare i soggetti più deboli promuovendo risposte/interventi diretti e indiretti, nuove pratiche dell’associazionismo di promozione sociale con l’idea concreta di trovare strumenti di partecipazione attiva in tutte quelle istanze sia istituzionali europee sia di collaborazione attiva con le altre reti sociali europee pensando anche ad un luogo d’incontro di condivisione e di proposte. Una delle grandi domande che si è posto anche il Presidente della FAI e delle ACLI Nazionali, è sul significato stesso del vivere, oggi, in povertà nell’Unione Europea. Attualmente ben 79 milioni di cittadini comunitari fanno fatica a giungere alla fine del mese e/o a garantire l’istruzione superiore o le cure mediche ai propri figli. Per non parlare dell’attuale crisi economica che mette a rischio di perdita del proprio posto di lavoro a 6 milioni di europei, colpendo comunque le fasce più svantaggiate quali i giovani. Per l’UE diventa, di fatto, una priorità morale, sociale ed economica; ma tutti i soggetti devono sentirsi coinvolti a partecipare attivamente nelle varie azioni di intervento. Per questo, anche le ACLI, viste le proprie finalità statutarie, si sente e deve sentirsi coinvolta ed impegnata con la propria azione sociale attivando il dialogo con tutti gli attori istituzionali e privati. Non a caso anche le politiche sociali europee, nella sua “Strategia Europa 2020”, si inizia a parlare di patto territoriale ma che vede e chiede un maggior coinvolgimento di partner, reti e organizzazioni non governative a sostegno dell’iniziativa sociale per promuovere le istanze dei soggetti più deboli. In questo, la grande esperienza delle ACLI, di più di mezzo secolo, può contribuire all’elaborazione di pratiche dell’associazionismo di promozione sociale condivisibile da tutti quegli attori che già operano a sostegno dei più deboli. Ma su questo punto, anche P. Elio Dalla Zuanna (incaricato nazionale della Conferenza Episcopale italiana per la formazione spirituale nelle ACLI), ci mette sull’attenti a non fare diventare il tema della povertà un tema astratto. Già oggi nel nostro agire quotidiano all’interno delle nostre associazioni facciamo fatica ad andare in certi quartieri poveri; anche nelle nostre stesse città facciamo fatica ad incontrare l’altro, il diverso. Il Presidente ACLI ci rammenta i Discorsi di San Basilio: “Ricorda che il pane che ti sopravanza, è il pane dell’affamato; il vestito appeso al tuo armadio, è il vestito di chi è nudo; le scarpe che non porti, sono le scarpe di chi è scalzo, le opere di carità che non compi, sono altret-tante ingiustizie che commetti”. Ciò significa che oggi il problema non è fare la guerra alla ricchezza ma alla povertà; bisogna stare attenti a quella povertà strisciante (quanti fanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese) che porta a non agire a non incontrare l’altro, il più debole. Come associazioni impegnate nel sociale, dobbiamo contribuire con più forza alle politiche pubbliche e richiedere più coraggio con interventi mirati alle istituzioni, alle organizzazioni e contribuendo, semmai, a definire un nuovo modello di sviluppo e di coesione sociale. Anche nel nostro piccolo, nel nostro essere parte della società civile, bisogna avere il coraggio, come diceva Don Tonino Bello, di “essere spina nel fianco della gente che vive nelle beatitudini delle sue sicurezze”.

Paolo Vendola – Giornale Comunità
(ANNO XXXVI – N. 12.2010 – Mensile Cattolico Italiano della Svizzera Orientale)

Formazione continua in Svizzera: entro il 2011 una prima bozza di legge sulla formazione continua.

Zurigo, ottobre 2010 – Nell’articolo ultimo scorso, si accennava a quanto peso e quale competitività ha un Paese che investe nella formazione permanente (Lifelong Learning) perché la sua economia può contare su una solida base di saperi che da più consapevolezza allo stesso sistema economico-sociale. In generale, quando parliamo di formazione continua, essa comprende la totalità dei processi di apprendimento, in cui gli adulti ampliano le proprie conoscenze, migliorano le proprie competenze specialistiche e professionali e prendono maggior coscienza del valore aggiunto del proprio “saper fare” e “saper essere” che è frutto di consolidate competenze acquisite, spesso, in contesti formativi non-formali. Tutto ciò per soddisfare in primis le proprie necessità ma certamente anche quelle del contesto socio-economico in cui si trovano.

La formazione continua è un apprendimento mirato. Spesso è la prosecuzione o la ripresa dell’apprendimento in contesti organizzati (scuole specialistiche, sistemi universitari) con l’obiettivo di aggiornare/approfondire le conoscenze e/o le abilità acquisite e di apprenderne di nuove. Quel che si riscontra in genere è il grande interesse che, organizzazioni del mondo del lavoro (OmL), istituzioni pubbliche e private, hanno verso il tema dell’apprendimento continuo. Questo perché è diffusa la considerazione di quanto la formazione continua operi per la risoluzione di questioni riguardanti l’intera società in cui viviamo che vanno dall’integrazione, alla migrazione e al fenomeno sempre più emergente dell’”illetteratismo” (la così detta analfabetizzazione di ritorno) e, di riflesso, alla conservazione della competitività sul mercato del lavoro. Ancora oggi, la formazione continua, rientra nella sfera della responsabilità individuale.

L’azione della Confederazione e dei Cantoni è a livello sussidiario in quei settori dove non ci sono misure di sostegno alternativo. In questa sfera rientra, da un punto di vista educativo, anche il sostegno a persone svantaggiate. Come già accennato, con il referendum del 21 maggio 2006 il popolo svizzero si era espresso a favore della modifica delle disposizioni costituzionali sulla formazione. Su tale base – interpretando l’articolo 64a della Costituzione federale – sono stati stabiliti i principi in materia di perfezionamento determinando settori e criteri. Ciò significa che ci sono i presupposti legali/costituzionali per arrivare, in Svizzera, alla prima legge federale sulla formazione continua. Già alla fine del 2006, l’Ufficio Federale della Formazione Professionale e della Tecnologia (UFFT) ha avuto l’incarico di elaborare una prima regolamentazione destinata al Consiglio Federale.

Da parte del Consiglio Federale, anche a seguito di ciò, vi è stato  l’approvazione di un rapporto sulla formazione continua e l’attivazione poi di una commissione di esperti per elaborare una prima bozza di progetto da presentare in consultazione entro il 2011. Nel frattempo la Commissione per la “legge sulla formazione professionale” ha iniziato il proprio lavoro nel maggio scorso ed ha già pianificato un “Forum della Formazione continua” per raccogliere tutti gli elementi utili per il progetto da sottoporre in consultazione entro la fine della legislatura nel 2011. Questo Forum svizzero è stato istituito anche per migliorare il coordinamento e la trasparenza nella politica sulla formazione continua, anche perché, ancora oggi, il panorama della formazione continua è caratterizzato da un’ampia varietà per quel che concerne competenze, normative e regolamentazione del finanziamento tra Confederazione e Cantoni.

La formazione professionale continua generale, ancora oggi, è disciplinata a livello legale e organizzativo in modo diverso tra i Cantoni e pochi dispongono di una legge specifica, ma si rifanno alle ordinanze applicative della legge sulla formazione professionale (LFPr). Per questo motivo, a livello intercantonale, la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE /EDK) già nel 2003 hanno emanato delle raccomandazioni ai vari Cantoni affinché si impegnino nello sviluppo della formazione continua (secondo il principio della concordanza). In questa fase si è insediata la Commissione sulla formazione continua, proprio per dare risposta e regolamentare quanto svolgono oggi i vari Cantoni.

Qual è e quale potrebbe essere il valore di un diritto alla formazione continua? Anche su ciò si interroga la Commissione per coinvolgere e persuadere il cittadino sulla necessità a partecipare all’apprendimento permanente come ricchezza personale ma anche come contributo e valore aggiunto al sistema socio-economico in cui viviamo.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

Enaip: formazione per le pari opportunità tutta al femminile.

Corsi di formazione ENAIP per le donne con finanziamento pubblico (UFU/EBG).

Zurigo, febbraio 2010 – Alla tradizionale offerta che l’ENAIP da anni mette a disposizione nel campo della formazione professionale si affiancano i corsi per italiani residenti all’estero, tutti completamente gratuiti. Dopo la partenza dei corsi FFA1 (corso di formazione per formatori di adulti) e quello per Custode d’immobile, le prossime aperture riguardano i progetti di formazione “Informediale” e “Retravallier”. Se il primo – realizzato in collaborazione con l’Università IULM di Milano – è pensato per offrire percorsi formativi a chi voglia lanciarsi nel settore della comunicazione e nell’apprendimento di tecniche redazionali, di scrittura giornalistica e dei linguaggi della pubblicazione, garantendo anche lo svolgimento di uno stage presso le redazioni della stampa locale, per il secondo si prevede un pubblico tutto femminile grazie al finanziamento pubblico dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU/EBG) oltre a quello del Ministero del Lavoro italiano che prevede la gratuità per le donne di cittadinanza italiana.

Duecentocinquanta ore di formazione professionale gratuita, proposte in edizione doppia a Lenzburg e a Zurigo, e progettate per sostenere e facilitare il reinserimento nel mercato del lavoro delle donne italiane residenti in Svizzera. Questa, in estrema sintesi, la descrizione del corso ENAIP Retravailler – Rientro alla professione attiva delle donne. Il pacchetto formativo si rivolge infatti a donne inoccupate e/o disoccupate, con qualifiche settoriali “datate”, obsolete, insomma da aggiornare. Obiettivo: accompagnare il cosiddetto “sesso debole” nel percorso di reinserimento professionale, a seguito di un periodo di lunga assenza dal mondo del lavoro oppure in cerca di un primo impiego, attraverso itinerari modulari di aggiornamento e orientamento professionale. In una sola espressione, ridare consapevolezza, qualità e forza teorico-pratica all’azione delle donne italiane in cerca di occupazione. Tra le finalità specifiche del corso – che si inserisce nell’ampio ventaglio di interventi di formazione professionale a marchio ENAIP e finanziati dal Ministero italiano del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali – il recupero delle competenze professionali e il loro adeguamento alle rinnovate esigenze del mercato del lavoro. L’offerta formativa si articola in diversi moduli, ognuno con obiettivi specifici: da un’introduzione generale all’orientamento professionale che ha tra i suoi obiettivi anche quello di disegnare possibili profili autoimprenditoriali, al percorso di aggiornamento delle competenze informatiche (ECDL di livello Start). Dal modulo per lo sviluppo di competenze dattilografiche e di elaborazione testi, a quello sulle modalità di scrittura commerciale, senza dimenticare il percorso sulla contabilità teorica e pratica e quello d’introduzione all’inglese commerciale. Il tutto condito da verifiche finali per valutare il percorso seguito e i risultati ottenuti nell’apprendimento. Insomma, un progetto completo che mira a creare figure professionali applicabili trasversalmente a più settori economici e che, oltre a rinnovare le proprie competenze e qualifiche professionali, fornisce anche attestati di frequenza e certificati riconosciuti (Certificato ECDL Start). In un mondo del lavoro in cui essere competitivi è quasi un imperativo categorico, e in cui l’essere donna non sempre rappresentare – come dovrebbe – una risorsa, cogliere l’occasione e usufruire di itinerari formativi orientati al reinserimento lavorativo non può essere altro che un valore aggiunto, oltre che una risposta attiva e re-attiva alle difficoltà lavorative che il gentil sesso, ahinoi, talvolta è costretto ad affrontare. Una sfida, insomma, per donne che abbiano la voglia, il coraggio e la sfrontatezza di mettersi in discussione e di darsi, ancora una volta, un’altra possibilità. La domanda allora non è più “perché iscriversi?”. È, semmai, “perché no?”. Se dunque, com’è facile ipotizzare, non troverete buone ragioni per rinunciare alla frequenza di questi corsi, il prossimo passo da fare è rivolgersi alla segreteria ENAIP di Zurigo al numero 043 322 10 80, oppure e-mail all’indirizzo info-at-enaip.ch, per chiedere tutte le informazioni necessarie e sciogliere ogni dubbio.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

All’ENAIP Svizzera per il servizio civile volontario.

“Cittadini in un’Europa solidale”

Zurigo, aprile 2005 – Il 1° aprile sono giunte a Zurigo, presso la sede ENAIP, le due volontarie del servizio civile per un progetto che, esteso nell’arco di un anno, permette a queste giovani la realizzazione di un’esperienza di grande spessore umano, culturale, civile e di crescita professionale. Questo tipo di progetto, promosso dalle ACLI Nazionali italiane, si inserisce nell’ambito della Rete europea delle ACLI, quindi anche dei suoi servizi come l’ENAIP, e si sviluppa nel contesto delle strategie dell’Unione Europea sul fronte dell’integrazione sociale e dei diritti di cittadinanza.


Una specifica fondamentale del progetto è quella di dare a questi giovani volontari provenienti dall’Italia, l’opportunità di una migliore integrazione nel contesto europeo, con ricadute sul territorio italiano di provenienza grazie ad un’esperienza acquisita “sul campo”. Inoltre vi sono i presupposti per creare una mentalità più europea dove si integra professionalità, mobilità sociale, anche passando da un perfezionamento sul piano delle competenze linguistico e culturale. Valentina Severoni e Concetta Di Baia sono originarie del centro-sud d’Italia, rispettivamente di Terni e Caserta. Hanno entrambi 23 anni. 
Valentina si è laureata nel settembre 2004 in Comunicazione Internazionale all’Università per Stranieri di Perugia; durante gli anni di studio ha lavorato a tempo parziale nella sala Internet del suo Ateneo. Dopo la tesi ha lavorato in un’azienda di Terni come progettista di corsi di formazione; ha poi svolto uno stage presso la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri occupandosi del monitoraggio delle pagine scientifiche dei siti web delle Ambasciate presso cui sono accreditati gli Addetti Scientifici ed ha elaborato proposte volte ad accrescere la rispondenza, in termini di contenuto e stile, delle pagine web degli Addetti Scientifici alle istruzioni e alle strategie del Ministero degli Affari Esteri. 
Concetta invece si è laureata nel dicembre 2004 in Scienze dell’Educazione all’Università di Cassino. Ha poi svolto attività di tirocinio presso un centro di formazione professionale con sede a Roma dove si è occupata di progettazione e gestione dei corsi che venivano organizzati. Entrambe hanno già avuto precedenti esperienze all’estero in quanto vincitrici di borse di studio Socrates-Erasmus. Valentina ha frequentato per tre mesi l’Ateneo di Kecskemét in Ungheria mentre Concetta ha trascorso il suo soggiorno di nove mesi presso l’Università di Granada in Spagna. 
Valentina è appassionata d’informatica e le piace il “fai da te”. Concetta ama la musica e la psicologia. Entrambi adorano viaggiare e conoscere nuove culture ed è per questo che hanno scelto il servizio civile all’estero, considerato come ottima possibilità per avvicinarsi al mondo del lavoro e continuare le loro attività di volontariato. 
La loro attività di volontariato si basa sulla realizzazione e collaborazioni ad attività formative, animazioni sociali, culturali e di promozione sul territorio, predisposizione di strumenti d’informazione e pubblicitari, redazione delle news dell’ENAIP da pubblicare on line e sulla rivista delle ACLI svizzere “Il Dialogo”. Hanno fatto una simile scelta in quanto credono fortemente che alla fine, tale percorso formativo le porterà, oltre che ad una crescita umana e professionale, a sviluppare reti di contatti utili ed opportunità di lavoro anche a conclusione del servizio.
Un benvenuto a Valentina e Concetta a nome della dirigenza dell’ENAIP Svizzera augurandovi una buona e proficua permanenza presso le nostre sedi.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera