TRISTibet 2017 – Un teambuilding per uno stile di conduzione e per conduzioni di stile.

Episodio 1. Il sentiero e il senso dell’accompagnamento e supporto.

Camorino, agosto/settembre 2017 – Sono passate “solo” due settimane da quella giornata sapientemente organizzata dai collaboratori del Team TRIS di Labor Transfer che ha portato uno sparuto gruppo di persone a ritrovarsi insieme nel nucleo di Curzùtt per poi procedere all’attraversata del ponte Tibetano Carasc.
È partita un po’ in sordina, già prima dell’estate, l’idea di un momento di incontro “fuori sede” dove ritrovarsi e stare insieme come team (pensato come team building a tutti gli effetti), anche alla luce del cambiamento e l’inserimento di nuove risorse avvenute nell’interno stesso del team. A questo momento centrato sullo “stare insieme” è seguito poi una riunione efficace, una sorta di incubatore di idee e spunti di riflessione, anche in virtù dei grandi cambiamenti previsti per Labor e per chi opera nel nostro settore a partire già dal 2019.
Molte sono le emozioni e le riflessioni che sono scaturite da questa giornata e che danno un senso e il senso dello stare in un’azienda, del mestiere che svolgiamo al servizio delle persone. In prima battuta mi sembrava più semplice riportare una cronaca della giornata, ma riguardando alcune foto e rivivendo il momento “vissuto” mi par più sensato riportarlo sotto forma di episodi.

Il ponte tibetano Carasc – Curzùtt

Per raggiungere il ponte tibetano partendo da Curzùtt le mappe e i relativi cartelli dei sentieri riportano una camminata “normale” di circa 40 minuti. Dopo una breve colazione all’Ostello, ci siamo incamminati con brio e allegramente come gruppo e tutti insieme: chi con bastoni da trekking, chi ha creato il proprio bastone ricavato da rami, insomma pronti e via!
Ma, già dopo il primo quarto d’ora e in seguito, si è visto prima il gruppo allungarsi e poi la testa del gruppo sparire tra boschi, rampe e salite e proseguire a ritmi diversi. Mi trovavo anch’io in prima battuta in cima, pian piano sempre più in coda (e già aspettavo gli ultimi…!) e poi, improvvisamente, a metà percorso ho sentito venire sempre meno le forze (diciamo che ero appena rientrato dalle vacanze e qualche aperitivo e relax di troppo hanno giocato la loro parte!) e mi sono ritrovato seduto su un tronco a riprendere fiato con mille pensieri per la testa. È stato qui che ho notato come un collaboratore (dalla verve un po’ da sindacalista per la precisione), era lì che aspettava, mi muovevo e ripartiva anche lui fin quando abbiamo ritrovato il gruppo e con mia grande meraviglia ho notato che anche altri collaboratori cercavano supporto e sostegno dai colleghi. Allora qui mi è venuto in mente di come anche nella nostra quotidianità lavorativa è importante poter contare sull’altro, sul collega: sia il chiedere supporto che ricevere supporto all’interno del team anche nel ruolo di team leader. Si può anche procedere a ritmi e modalità diverse ma lo sguardo verso l’altro, l’attenzione e il supporto diventano fondamentali per poter percorrere un sentiero nella stessa direzione. E poi, raggiunta quella meta comune, si può anche sorridere e rilassarsi sapendo di aver condiviso una “fatica comune” per raggiungere lo stesso obiettivo.

Arrivati a questo punto, ecco il dilemma per alcuni, di attraversarlo quel ponte (con una lunghezza di 270 metri, un’altezza di 130 metri sopra il letto del fiume dal fondo valle e con una pendenza di oltre il 20% sulle entrate), ognuno misurato con le proprie paure ancestrali: vuoi per l’altezza, vuoi per il timore del vuoto o dell’instabilità sotto i piedi.
Ed ecco anche qui osservo come ognuno ha poi adottato le proprie strategie per mettersi in gioco e per superare l’ostacolo. C’è chi ha chiuso gli occhi, chi fissava la maglia a righe della collega che la precedeva, chi addirittura “saltellando” per testare la robustezza del ponte. Ma tutti hanno attraversato quel ponte, un ponte che unisce e crea vicinanza e senso comune e di appartenenza proprio perché si è insieme. Si realizza a questo punto che è possibile “sentirsi” parte di un team se capaci di accogliere l’idea e il punto di vista dell’altro, superando la fase tipica della creazione di un team che è quella della conoscenza reciproca e di non sentirsi parte di un team (dove è ancora forte l’aspetto individualistico).

Episodio 2. La camminata della fiducia.

Ed ecco che un po’ per gioco un po’ per sfida propongo a chi se la sente di attraversare il ponte tibetano bendati, ma con il supporto di un collega che, in una prima fase, accompagna il collega e in una seconda fase lo lascia andare dando a voce le istruzioni sui passi da seguire. In questa fase si sono rese volontarie Nicoletta e Lucia accompagnati da
Walter e Manuela. È interessante ed eloquente lo sguardo (Mah, chissà se ce la fa?) di chi accompagna ed il sorriso di chi invece si “”. Questo esercizio ha avuto come obiettivo
quello di migliorare il supporto e la fiducia reciproca, migliorare la consapevolezza del rischio nel superare gli ostacoli. Emblematico anche quando mi sono sentito dire: “Dai, porto io il tuo zaino, visto che condividiamo il peso della pianificazione”. Quella fiducia nell’altro sia esso collega o diretto superiore che porta ad operare in un team più armonioso sapendo che “posso contare” sul collega/collaboratore che “posso fidarmi” anche nell’esternare opinioni e/o punti di vista diversi o tematiche “scomode”, senza vivere il primeggiare “tra pari” in un gruppo, ma in un’ottica di confronto con spirito costruttivo. Oppure, dal punto di vista del team leader, di saper delegare (lasciare andare quello zaino di compiti, mansioni) e fidarsi dell’operato dei suoi collaboratori. Entrare nell’idea che vi sono “cose da team” che vanno nella direzione di garantire il benessere dello stesso per essere poi più efficiente ed efficace in una dinamica aziendale che mette poi in relazione diversi gruppi di lavoro. lascia guidare

Episodio 3. Uniti si cresce, da soli si perde forza.

La fase conclusiva del ritorno dal ponte tibetano è stato quello di rilassarsi con una serie di esercizi Yoga proposti da Roberta che vanno nella direzione di “controllare” la respirazione e recuperare un equilibrio interiore oltre che un maggior equilibrio tra un gruppo di persone. Dopo una serie di scricchiolii di ossa e giunture non più abituate ad un certo tipo di movimenti ecco che si inizia a percepire stabilità perché ognuno di noi ricostruisce il suo contatto con quanto ci circonda. Poi si è passati ad un esercizio definito del “guerriero e dell’albero statico” che mette alla prova l’unità e la stabilità, dove ci si è uniti tenendo le braccia sulle spalle del collega vicino per mettere alla prova l’importanza dell’unità e della stabilità di un team.
Uniti a sorreggere il vicino ci si rafforza anche se l’esercizio proponeva di stare in equilibrio su una gamba. La forza dell’unione è evidente perché “sorreggersi” l’un l’altro porta ad una maggiore stabilità. È quanto ci si auspica in un team dove ognuno supporta l’altro per un obiettivo comune.
Episodio 4. Momento conviviale e riunione produttiva.
Ecco che a conclusione di una serie di attività ci si ritrova in modo più sereno e spensierato a condividere una tavolata che porta, tra il serio e il faceto (persino quello di organizzare un “arzillibus” per colleghi “provati” dallo sforzo della camminata), a parlare di quanto vissuto, a discutere sul prossimo futuro in azienda. Discorsi senza essere imbrigliati da “una trattanda”, ma semplicemente esprimendosi con creatività e proattività.
Con questo spirito (e stanchezza aggiungerei!) si è giunti ad affrontare durante la riunione importanti aspetti sui progetti aperti, sulle novità in arrivo in Labor o sul lavoro di sperimentazione dei
nostri colleghi di Chiasso, su altre modalità di accompagnamento degli utenti che passano nei nostri spazi. Una modalità diversa di gestire una riunione dove tutti, sentendosi più rilassati e motivati, hanno fatto emergere interessanti spunti di riflessione e di discussione sul tema dell’accompagnamento e del supporto agli utenti nella loro ricerca impiego.

Epilogo. La giornata volge al temine, è tempo di riflessioni.

A conclusione della giornata, ognuno è rientrato a casa, ma ho avuto la sensazione di vedere negli occhi dei collaboratori una luce diversa, un atteggiamento diverso dopo aver condiviso un’esperienza in comune nell’ottica di rinsaldare e creare un vero “spirito di squadra”, di stima e fiducia reciproca. Ognuno, evidentemente, con le sue peculiarità, punti forti e deboli. È emersa una crescita dell’aspetto performante in un team: momento in cui si vede e si percepisce il team pronto a lavorare in futuro in un’atmosfera aperta e fiduciosa, dove ha meno peso la gerarchia e più importanza la flessibilità all’interno del gruppo.
Un’esperienza da condividere e da rivivere sotto ogni punto di vista e aspetto nella logica di una strategia aziendale verso il benessere dei propri collaboratori per dare risalto e maggior senso di appartenenza all’azienda per cui si opera.
Ritengo sia stato un buon esempio di “lavoro di squadra” che ha visto tutti i componenti partecipi e coesi e che ritorna utile all’interno di un’azienda nell’ottica del suo consolidamento che passa da un cambiamento positivo, che auto-apprende e cresce.
Una spinta che (in questo caso) viene dal basso, un cambiamento che se curato va nella direzione del gruppo che diviene leva strategica per la crescita aziendale poiché vede il gruppo di collaboratori con atteggiamento positivo, proattivo e fiducioso nei confronti della leadership e del management. Allora ha senso, come diceva Albert Einstein, che “abbiamo bisogno di nuove riflessioni per affrontare i problemi creati dai vecchi modi di pensare”.

Per questo ben vengano momenti come quello vissuto ed altri ancora di team-building di questa portata o di più ampia dimensione che inducono a cambiare il paradigma della conduzione verso una forma sociale legata alla maggior relazione del singolo e tra i singoli individui all’interno dell’azienda.

Paolo Vendola – Team Leader TRIS (Labor Transfer – Camorino)

Scenari futuri per il sistema formativo in Svizzera.

Scenari futuri per il sistema formativo in Svizzera.

Il collocamento dei giovani in percorsi alternativi all’apprendistato.

Zurigo, giugno 2012 – Il grado scolastico secondario II: dopo un decennio di regresso ci sarà una sostanziale stabilizzazione degli effettivi verso il 2020. Secondo il nuovo scenario fornito dall’UFFT (Ufficio Federale della formazione professionale e della tecnologia), si conferma che solo circa il 5%-6% del numero totale degli allievi del secondario II è atteso nel decennio in corso nel sistema formativo professionale, principalmente per questioni demografiche. Questa tendenza negativa sarà costante fin verso il 2020, dove ci sarà una fase di stabilizzazione e, successivamente, una ripresa degli effettivi studenti che si inseriranno nel percorso formativo professionale di base.

Questa riduzione dovrebbe rallentare nel 2020, dove seguirà una fase di stabilizzazione anche grazie al cambiamento in atto del collocamento della forza lavoro che prevede una ripresa entro il 2019/20. Nel 2011 il numero di allievi del 1° anno del livello secondario II dovrebbe essere vicino agli effettivi registrati nel 2010 in tutti i campi di studio: formazione professionale di base (dal -0.7% allo +0.1%), maturità professionale (-0.4% allo 0.3%), scuole medie (-0.6% al -0.9%) e le formazioni transitorie “passerella” (-0.5% al -0.6%). Tra il 2010 e il 2020 ci si può aspettare un calo degli effettivi iscritti del 6% nella formazione professionale di base e fino al 4% in quelli di transizione anche dopo diversi anni di stabilità.

Il passaggio al livello secondario II: una cerniera complessa. Il passaggio dalla scuola dell’obbligo al livello secondario superiore è un anello complesso. Seguendo la catena formativa, diversi fattori influenzano in maniera pronunciata sul numero degli studenti dopo il periodo post-obbligo. Questa variazione della demografia scolastica (dopo quindi il 9° anno del livello secondario inferiore) ha un valore dominante nelle scelte future. Si è accertato a livello di studi economici che nel medio/lungo termine chi influenza in maniera significativa nella scelta formativa del futuro sono gli effetti ciclici legati alla situazione economica generale e la modifica in atto nel mercato del lavoro. In questo ci si aspetta una politica federale lungimirante per poter “proiettare” nel futuro il reale fabbisogno delle diverse figure professionali a tutti i livelli tenendo conto anche del mercato del lavoro frammentato e sempre più alla ricerca di professionisti flessibili e capaci di transitare in più carriere professionali attigue.

Due scenari per il futuro modello. L’analisi delle serie temporali dalle statistiche della scuola rivela i meccanismi che hanno finora governato la transizione dalla scuola dell’obbligo al livello secondario e il modello del comportamento passato del numero degli iscritti in ciascun settore. Nel corso degli ultimi trenta anni il tasso di passaggio alla formazione professionale che è generalmente in autunno, in mancanza di un collocamento nel tirocinio, è andato ad accrescere il tasso di disoccupazione giovanile. Da qui si è riscontrata la necessità di fornire programmi di sostegno per i giovani, in attesa di un posto di tirocinio, fornendo percorsi “passarella” atti a rafforzare competenze quali la lingua e la matematica per meglio inserirsi, successivamente, in un apprendistato. Da qui le diverse offerte formative anche in progettazione nel sistema ENAIP Svizzera per creare delle concrete scelte ai giovani senza un collocamento concreto. Per questo motivo l’UFFT presenta diversi scenari per il futuro sviluppo/incremento nel numero di allievi per un passaggio concreto nel livello secondario superiore. Se da una parte vi è un monitoraggio più puntuale (sempre più legato alle variazioni cicliche del mercato del lavoro), dall’altro canto si sta pensando all’attuazione di un sistema formativo ancora più flessibile.

I risultati segnati da differenze cantonali. Qualunque sia la matrice e lo scenario considerato, dobbiamo aspettarci cambiamenti cantonali contrastanti, principalmente legati alle diverse dinamiche demografiche presso l’uscita del nono anno della secondaria inferiore. Così tra il 2010 e il 2020 il numero di 1 ° anno della formazione professionale potrebbe aumentare in quattro cantoni (VD, GE, TI e ZH), mentre si ridurranno ovunque e addirittura oltre il 15% in nove cantoni della Svizzera orientale e centrale. Allo stesso modo, alcuni cantoni potevano contare più iscritti nelle scuole, di maturità nel 2020 rispetto al 2010, mentre altri vedrebbero il loro declino di oltre il 15%. Si denota, quindi, che a livello federale vi è un grande interesse (lo dimostrano gli studi degli ultimi dieci anni) a migliorare le previsioni del collocamento scolastico passando da una modellazione più precisa delle dinamiche in atto della forza lavoro considerando la frammentazione/specializzazione di molte professioni. Non da ultimo va ricordato che a livello federale vi è un grande sforzo se pensiamo alla futura attuazione della nuova legge sulla formazione continua (LFCo) in virtù della necessità sempre più crescente di formazione/aggiornamento lungo l’arco dell’intera vita professionale. Questo spazio formativo è uno dei settori cui ENAIP Svizzera può accedere proponendo/promuovendo diversi percorsi di accompagnamento e di consulenza durante le transizioni di carriera richieste dall’attuale mercato del lavoro.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

Finanziamento della formazione continua in attesa della legge nazionale sulla formazione continua.

Zurigo, aprile 2012 – In Svizzera si sta concretizzando una prima importante esperienza per quel che concerne la disciplina in materia di formazione continua. Infatti, già il 21 maggio 2006, il popolo svizzero si era espresso a favore di una regolamentazione in materia. In tal senso la Confederazione ha ricevuto l’incarico di “normare” il settore a livello nazionale. Se prendiamo il capitolato della Costituzione federale, in particolare l’art. 64a, esso recita:

  1. La Confederazione stabilisce principi in materia di perfezionamento.
  2. Può promuovere il perfezionamento.
  3. La legge ne determina i settori e i criteri.

Definizione legge quadro in materia. Su questa base, prevista dal dispositivo di legge, la Svizzera, si è mossa per definire una legge quadro in materia. Infatti, lo scorso 9 novembre 2011, la legge federale sulla formazione continua ha superato i primi di una serie di ostacoli parlamentari. La bozza di progetto della legge federale sulla formazione continua (LFCo) è stata esaminata dal Consiglio federale dando i primi segnali positivi per la consultazione. Questo significa che, assieme alla legge federale sulla formazione professionale (LFPr), ci sarà un vero dispositivo di legge che successivamente sarà regolamentato dalle ordinanze a livello cantonale.

La formazione continua, ancora oggi,  è finanziata in gran parte dal settore privato. Infatti, sono le aziende a fornire un contributo sostanziale (co)finanziando la formazione dei loro collaboratori. A livello statistico, non si conosce oggi il vero ammontare dei contributi finanziari della Confederazione e dei Cantoni destinati al settore della formazione continua. Gli interventi sono così variegati che uno stesso finanziamento può essere richiesto sotto diverse forme e diversi “cappelli” all’interno delle stesse Divisioni dell’Educazione o Dipartimenti cantonali.

Difficoltà ad autofinanziarsi. È risaputo, per esempio, che molti adulti fanno difficoltà ad autofinanziarsi un percorso di formazione continua, anche perché in alcuni settori specialistici o per impiegati a tempo pieno e con alte qualifiche vi sono costi troppo elevati impossibili da seguire senza un sostegno finanziario. Questo significa creare una discriminante e quindi non garantire le pari opportunità nell’accesso alla formazione continua.

Postulato. Per questo motivo, sin dal 2001 si era postulato il principio del “Sostegno alla formazione continua orientata alla domanda” chiedendo al Consiglio Federale di favorire il finanziamento della domanda e non quella dell’offerta formativa. Questo significa che il sostegno finanziario è accordato alle persone (una sorta di vaucher formativo) che intendono intraprendere un percorso di formazione continua, piuttosto che finanziare in primis le istituzioni formative. Questa modalità cambia la prospettiva dove al centro non vi è l’offerta formativa bensì la domanda. È un modello di promozione della formazione mirata e più idonea agli adulti nel pieno processo lavorativo visto come sostegno alle persone interessate/motivate a seguire una formazione continua piuttosto che visto come sussidio alle istituzioni.

Questo modello, in consultazione nella LFCo può essere interessante per le istituzioni pubbliche e private preposte alla formazione continua per creare/progettare pacchetti formativi specifici e di qualità volti ad un pubblico sicuramente con l’interesse e l’intenzione di frequentare per motivi di crescita professionale, avendo come obiettivo la massima resa nel percorso formativo. Anche un istituto come il nostro, l’ENAIP Svizzera, può essere interessante definire/attivare pacchetti formativi e di consulenza “on-demand” per pubblici specifici passando dalla nostra rete e partenariati sociali.

In definitiva, un sistema che permette di centrare l’esigenza della singola persona con tutti i suoi bisogni formativi e di crescita professionale.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

ENAIP Svizzera: la promozione di progetti di integrazione nelle singole realtà regionali in Svizzera.

Zurigo, novembre 2011 – A detta di molti esperti stranieri, il modello elvetico di integrazione degli stranieri, ha funzionato meglio rispetto ad altri Paesi in quanto la struttura federalista ha lasciato ai Cantoni la gestione del problema con interventi più incisivi e mirati nel territorio.
In ogni zona della Svizzera, i progetti di integrazione sono stati orientati ad utilizzare i luoghi di incontro degli immigrati come luoghi di scambio di esperienze, di pensieri e cultura passando p. es. anche dai club sportivi. Nella Svizzera tedesca sono molte le esperienze che vanno sotto il nome di “Sport und Integration” cioè lo sport che diventa mezzo veicolare per permettere un avvicinamento degli stranieri alla realtà locale. Molti Cantoni si sono adoperati anche per consentire una migliore comprensione del territorio da parte di immigrati passando dall’integrazione scolastica dei propri figli, quindi, in questo caso dall’interazione genitore e figli.

Nello sviluppo di quasi tutti i progetti consolidati dell’ENAIP in Svizzera (Lucerna e Zurigo rappresentano i maggiori interventi e richieste di sussidio cantonale) si è potuto constatare che le maggiori problematiche emergono nell’area adolescenti. Tutti i giovani immigrati dei diversi gruppi etnici, presentano (rispetto alla realtà locale) una sorta di incertezza della propria identità (del sé visto come individuo) rispetto all’identità ricevuta di riflesso dai propri genitori esternando una sorta di inadeguatezza di valori ereditati dai genitori che da decenni vivono in Svizzera.
Da qui nasce una prima nostra riflessione che nella gestione di progetti volti all’integrazione è necessaria una sorta di scambio tra le famiglie e un’associazione sociale e/o culturale, siano esse le stesse scuole, uffici di orientamento, enti formativi che con la loro presenza possono in qualche modo orientare/accompagnare le persone facendo fronte alle diverse esigenze e garantendo un interscambio tra “i nuovi arrivati” e la popolazione locale.
Un’altra importante riflessione si rivolge al processo di apprendimento della nuova lingua da parte di giovani immigrati (italiano, tedesco e francese) perché con essa i giovani apprendono i tratti culturali del vivere sociale e locale che, spesso, sono in contrasto con quanto vissuto nei Paesi d’origine e/o con quanto veicolato dai loro genitori. Questo momento formativo diviene un fattore determinante ed importante per la formazione dell’identità del giovane all’interno del suo processo di integrazione.
In questo senso è importante e necessario, nella presentazione di interventi formativi, proporsi come interlocutori e mediatori culturali per migliorare il processo di integrazione e in’ultima analisi la reciproca comprensione tra due culture/tradizioni.
Nei vari progetti sostenuti in passato dalla CFS/EKA (Commissione Federale per gli stranieri) ed oggi dai rispettivi Uffici Cantonali per l’Integrazione emerge sempre più come il ruolo della lingua e cultura d’origine svolge un ruolo importante nel processo di integrazione dei giovani di origine straniera. La stessa raccomandazione viene anche dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) che più volte e in diversi documenti recenti ha posto l’attenzione sul ruolo fondamentale che svolge la famiglia non solo nel processo di integrazione ma anche per il successo scolastico dei giovani di origine straniera.
Da queste riflessioni appare chiaro come ENAIP Svizzera, con la sua presenza di cinquant’anni nel territorio e con la sua tradizionale vocazione verso la promozione sociale e professionale delle fasce deboli e straniere, si propone e promuove in continuazione progetti (grazie anche al sostegno dei Cantoni) finalizzati ai processi di integrazione delle diverse comunità e, rispettivamente, delle nuove migrazioni in Svizzera. Questa attenzione continua verso la persona, con le sue sensibilità e le sue esigenze formative/educative, è parte integrante del nostro “fare quotidiano” nella formazione e nella consulenza professionale grazie anche all’appartenenza al sistema ACLI che, assieme al Patronato ACLI, rappresenta un modo concreto di crescita e di partecipazione alla realtà sociale del luogo in cui viviamo ed operiamo.

Paolo Vendola
Direttore ENAIP Svizzera

La formazione che porta lontano. Scambi e programmi di mobilità della Fondazione CH

Zurigo, maggio 2011 – Lasciando un po’ alle spalle la struttura formativa “tipicamente corsuale”, l’ENAIP Svizzera intende raccogliere nel prossimo futuro le nuove sfide formative proposte dal sistema educativo svizzero, ma anche con una sua capacità di lettura del territorio con le sue esigenze, creando/partecipando ad attuare strumenti efficaci per far fronte alle sfide del sistema di formazione continua e permanente, anche con uno sguardo attento all’obiettivo della strategia Europa 2020 che vede coinvolta anche la Svizzera tramite la “CH-Stiftung” nei programmi Grundtvig e Comenius.

Nel seminario di chiusura dei Progetti ENAIP con il Ministero del Lavoro italiano dello scorso marzo, non a caso è intervenuta la sig.ra Monika Eicke, responsabile per la Svizzera dei programmi europei citati. Infatti, a partire dal gennaio 2011 la Svizzera non è più un “partner silente” ma è entrata a pieno titolo nel programma di Apprendimento permanente europeo (Lifelong Learning) che apre interessanti scenari nell’ambito della formazione degli adulti attraverso Grundtvig, un sottoprogramma suddiviso in sette diverse azioni decentrate che si rivolge agli istituti e al personale del settore così come ai discenti adulti. I partecipanti a tali programmi possono quindi chiedere il sostegno finanziario della Fondazione CH.

Grundtvig: apprendimento pratico per gli adulti. Il programma Grundtvig mette l’accento sui bisogni d’apprendimento e di studio dei formatori che si occupano di formazione degli adulti e/o come insegnamento «alternativo», a tutte quelle organizzazioni che lo propongono come servizio. Inoltre, questi programmi, portano a contribuire allo sviluppo del settore dell’educazione agli adulti e permettere ad un maggior numero di persone di vivere un’esperienza educativa, generalmente in un altro Paese europeo. Lanciato come programma nel 2000 e facente parte di un programma globale per l’educazione e la formazione lungo tutto l’arco della vita, Grundtvig mira ad offrire agli adulti la possibilità di migliorare le loro conoscenze e competenze, facilitando il loro sviluppo/crescita personale e rinforzare le loro prospettive d’impiego.

Questi scambi migliorano le competenze linguistiche e l’esperienza di vivere in ambienti multiculturali. Non è da trascurare il fatto che sono tutti fattori che aumentano il grado di successo nel mercato del lavoro. Il Programma, contribuisce altresì, a prendere maggior coscienza del problema dell’invecchiamento della popolazione in Europa. Questo programma non coinvolge soltanto gli insegnanti, formatori, personale nell’ambito educativo o Enti che promuovono tali servizi, bensì anche tutti gli attori coinvolti nella formazione degli adulti.

Quindi coinvolge associazioni, servizi di orientamento e informazione, organismi politici specifici sul tema formativo, le organizzazioni non governative (ONG), le imprese, i centri di ricerca ed i gruppi di volontariato. Il programma finanza un ampio ventaglio di attività, in particolare quelli che sostengono lo studio all’estero di persone implicate nella formazione degli adulti, in progetti di scambio e/o altre esperienze professionali. Così come vengono finanziate altre iniziative di messa a rete di esperienze professionali e formative delle diverse organizzazioni in diversi Paesi europei.

Tra gli obiettivi specifici di questo programma vi sono quelli di accrescere il numero dei discenti adulti a 25000 entro il 2013 e migliorare la qualità delle loro esperienze, svolte nel Paese d’origine o all’estero. Vi è anche quello di migliorare le condizioni di mobilità in Europa e la percezione dell’importanza della cooperazione negli enti formativi preposti alla formazione degli adulti, nonché di sensibilizzare/garantire l’accesso al sistema formativo degli adulti a tutte le persone ai margini della società che non possiedono una qualifica di base, sostenendo anche le pratiche per l’accesso ai moderni mezzi dell’ICT.

Partendo da questi principi fondamentali, nel progetto ENAIP Svizzera – passando anche attraverso tutta la sua rete presente all’estero – vi è quello di orientare le proposte formative e di possibili servizi/consulenza in forte relazione con i bisogni del mercato del lavoro, passando dai diritti alla cittadinanza del singolo con la sua centralità in quanto individuo con delle necessità/richieste specifiche. Ciò comporta, nel prossimo futuro, un’elevata diversificazione dei prodotti/servizi erogati, facendo tesoro di quanto detto dal Presidente Nazionale, Andrea Olivero, che “siamo persone normali che fanno cose speciali”.

In questo l’ENAIP, tramite tutti i suoi professionisti impegnati nel settore formativo, deve esplicare il suo ruolo futuro.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

50 anni di ENAIP Svizzera.

Zurigo, 11 febbraio 2011 – Cinquant’anni di storia, cinquant’anni al servizio della persona nella loro crescita sociale e professionale.
Non è facile per un giovane dirigente, che da pochi anni ha superato la soglia dei suoi primi quarant’anni, raccontare il bene che ha fatto l’ENAIP per la formazione professionale nell’elevare il livello di istruzione di tanti lavoratori in Italia e in tutta la sua rete estera, quindi anche nella nostra realtà in Svizzera.

Storia di un ente. La storia dell’ENAIP nasce idealmente con la nascita delle ACLI. Nel 1946, agli inizi proprio del movimento aclista, venne pubblicato un opuscolo dal titolo “L’istruzione Professionale” a cura del prof. Luigi Palma. La Presidenza Centrale nel presentare tale pubblicazione, metteva al centro dell’operato delle ACLI proprio l’elevamento a migliori condizioni di vita del singolo, passando dalla formazione professionale; se teniamo conto anche del contesto dell’epoca della massa di lavoratori duramente provati dalla tremenda esperienza della guerra. Molti anni dopo, anche Livio Labor, ricorderà che l’interessamento delle ACLI ai problemi della formazione professionale dei lavoratori è, e deve essere una naturale vocazione del neonato movimento. Tant’è che ancora oggi è sancito dagli Statuti ACLI di ogni Nazione ove esiste il “nostro” Movimento, nell’art. 3 cpv. b, che uno dei servizi sociali attraverso le quali le ACLI realizzano una rete di esperienze, di solidarietà, di auto organizzazione e di risposta ai bisogni materiali e sociali delle persone passano “nella formazione ed orientamento professionale e nelle politiche del lavoro”, attraverso l’Ente Nazionale ACLI per l’Istruzione Professionale (ENAIP).
Proprio questo sembra essere ed è giustificata la ragione fondativa dell’ENAIP, sintetizzabile nella parola “elevazione”; dunque un principio di emancipazione socio-culturale del mondo dei lavoratori. Anche il discorso di S.S. Paolo VI nel 1963, ad un Convegno studio ENAIP sulla Formazione professionale, diceva che l’Ente delle ACLI e le ACLI stesse dimostrano una feconda sensibilità nell’interpretare ed anticipare i tempi tenendo conto delle reali esigenze dei lavoratori, così come vi è stato il merito di aver dato origine ad una vasta e promettente rete di scuole professionali atte a dare una risposta concreta ad ogni esigenza formativa.
Anticipare i tempi per un supporto formativo
. Da questi presupposti si può ben capire come a fine anni ’60 cresce l’impegno all’estero tra i lavoratori italiani in Germania, Svizzera e Belgio, prima e poi verso la Francia, Gran Bretagna, ecc. Il Movimento segue le masse migratorie per dare una risposta nel sociale (tutela p. es. attraverso il Patronato ACLI) e subito una risposta a quella massa di lavoratori non qualificati che si trovano proiettati nelle fabbriche di ogni tipo, dove si richiede una certa qualificazione professionale. L’ENAIP partecipa attivamente persino alla definizione della legge-quadro della formazione professionale (legge 845/78), alla luce di una piattaforma intitolata “La riforma della formazione professionale nella prospettiva della piena occupazione e di un nuovo sistema formativo”. Questa legge, negli anni a venire fino alla fine degli anni ‘90, diviene proprio la base per la qualificazione professionale di molti connazionali in Svizzera, che grazie al supporto di fondi del Ministero del Lavoro, acquisiscono titoli di qualifica professionale riconosciuta in diversi settori del mondo del lavoro in Svizzera, permettendo una facilitazione nell’inserimento attivo come forza lavoro qualificata. In molti casi è stata la base anche per l’inserimento nel sistema formativo locale che ha permesso a molti di entrare nel ciclo della formazione continua e permanente permettendo anche una carriera professionale.
Rete formativa moderna. Chiaramente oggi i tempi sono altri, ed altre sono le risposte che l’ENAIP tende a dare attraverso la sua rete internazionale nel creare scambio tra diverse esperienze europee e diventare terreno di scambio delle competenze formative nel Paese in cui si opera, partecipando a programmi formativi con Enti e Istituzioni pubbliche locali. È in questa ottica che negli ultimi anni si sta tentando di dare una collocazione di servizi formativi/consulenza “più integrata” nella realtà locale, assumendo compiti che vanno al di là dell’emigrazione. Oggi, anche ENAIP Svizzera offre le sue azioni formative a nuove fasce di utenza, ai nuovi migranti, con nuovi settori di intervento. Se pensiamo ad un ragionamento puramente statistico oggi, mediamente in un anno, il sistema ENAIP nel mondo produce circa 3500 attività corsuali, con 60000 allievi e con 20 milioni di ore formative. Sono passati per l’ENAIP, in Svizzera, 50 anni di presenza attiva nel settore formativo, ma l’obiettivo di ieri e di oggi resta ancora quello di promuovere un sistema formativo aperto ed integrato, centrato sul diritto del cittadino all’istruzione (qualunque sia la sua provenienza) e alla formazione, in stretta relazione con le politiche del lavoro locale e con uno sguardo attento a quanto si muove nell’ambito formativo europeo.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

Formazione continua in Svizzera: entro il 2011 una prima bozza di legge sulla formazione continua.

Zurigo, ottobre 2010 – Nell’articolo ultimo scorso, si accennava a quanto peso e quale competitività ha un Paese che investe nella formazione permanente (Lifelong Learning) perché la sua economia può contare su una solida base di saperi che da più consapevolezza allo stesso sistema economico-sociale. In generale, quando parliamo di formazione continua, essa comprende la totalità dei processi di apprendimento, in cui gli adulti ampliano le proprie conoscenze, migliorano le proprie competenze specialistiche e professionali e prendono maggior coscienza del valore aggiunto del proprio “saper fare” e “saper essere” che è frutto di consolidate competenze acquisite, spesso, in contesti formativi non-formali. Tutto ciò per soddisfare in primis le proprie necessità ma certamente anche quelle del contesto socio-economico in cui si trovano.

La formazione continua è un apprendimento mirato. Spesso è la prosecuzione o la ripresa dell’apprendimento in contesti organizzati (scuole specialistiche, sistemi universitari) con l’obiettivo di aggiornare/approfondire le conoscenze e/o le abilità acquisite e di apprenderne di nuove. Quel che si riscontra in genere è il grande interesse che, organizzazioni del mondo del lavoro (OmL), istituzioni pubbliche e private, hanno verso il tema dell’apprendimento continuo. Questo perché è diffusa la considerazione di quanto la formazione continua operi per la risoluzione di questioni riguardanti l’intera società in cui viviamo che vanno dall’integrazione, alla migrazione e al fenomeno sempre più emergente dell’”illetteratismo” (la così detta analfabetizzazione di ritorno) e, di riflesso, alla conservazione della competitività sul mercato del lavoro. Ancora oggi, la formazione continua, rientra nella sfera della responsabilità individuale.

L’azione della Confederazione e dei Cantoni è a livello sussidiario in quei settori dove non ci sono misure di sostegno alternativo. In questa sfera rientra, da un punto di vista educativo, anche il sostegno a persone svantaggiate. Come già accennato, con il referendum del 21 maggio 2006 il popolo svizzero si era espresso a favore della modifica delle disposizioni costituzionali sulla formazione. Su tale base – interpretando l’articolo 64a della Costituzione federale – sono stati stabiliti i principi in materia di perfezionamento determinando settori e criteri. Ciò significa che ci sono i presupposti legali/costituzionali per arrivare, in Svizzera, alla prima legge federale sulla formazione continua. Già alla fine del 2006, l’Ufficio Federale della Formazione Professionale e della Tecnologia (UFFT) ha avuto l’incarico di elaborare una prima regolamentazione destinata al Consiglio Federale.

Da parte del Consiglio Federale, anche a seguito di ciò, vi è stato  l’approvazione di un rapporto sulla formazione continua e l’attivazione poi di una commissione di esperti per elaborare una prima bozza di progetto da presentare in consultazione entro il 2011. Nel frattempo la Commissione per la “legge sulla formazione professionale” ha iniziato il proprio lavoro nel maggio scorso ed ha già pianificato un “Forum della Formazione continua” per raccogliere tutti gli elementi utili per il progetto da sottoporre in consultazione entro la fine della legislatura nel 2011. Questo Forum svizzero è stato istituito anche per migliorare il coordinamento e la trasparenza nella politica sulla formazione continua, anche perché, ancora oggi, il panorama della formazione continua è caratterizzato da un’ampia varietà per quel che concerne competenze, normative e regolamentazione del finanziamento tra Confederazione e Cantoni.

La formazione professionale continua generale, ancora oggi, è disciplinata a livello legale e organizzativo in modo diverso tra i Cantoni e pochi dispongono di una legge specifica, ma si rifanno alle ordinanze applicative della legge sulla formazione professionale (LFPr). Per questo motivo, a livello intercantonale, la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE /EDK) già nel 2003 hanno emanato delle raccomandazioni ai vari Cantoni affinché si impegnino nello sviluppo della formazione continua (secondo il principio della concordanza). In questa fase si è insediata la Commissione sulla formazione continua, proprio per dare risposta e regolamentare quanto svolgono oggi i vari Cantoni.

Qual è e quale potrebbe essere il valore di un diritto alla formazione continua? Anche su ciò si interroga la Commissione per coinvolgere e persuadere il cittadino sulla necessità a partecipare all’apprendimento permanente come ricchezza personale ma anche come contributo e valore aggiunto al sistema socio-economico in cui viviamo.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

Enaip: formazione per le pari opportunità tutta al femminile.

Corsi di formazione ENAIP per le donne con finanziamento pubblico (UFU/EBG).

Zurigo, febbraio 2010 – Alla tradizionale offerta che l’ENAIP da anni mette a disposizione nel campo della formazione professionale si affiancano i corsi per italiani residenti all’estero, tutti completamente gratuiti. Dopo la partenza dei corsi FFA1 (corso di formazione per formatori di adulti) e quello per Custode d’immobile, le prossime aperture riguardano i progetti di formazione “Informediale” e “Retravallier”. Se il primo – realizzato in collaborazione con l’Università IULM di Milano – è pensato per offrire percorsi formativi a chi voglia lanciarsi nel settore della comunicazione e nell’apprendimento di tecniche redazionali, di scrittura giornalistica e dei linguaggi della pubblicazione, garantendo anche lo svolgimento di uno stage presso le redazioni della stampa locale, per il secondo si prevede un pubblico tutto femminile grazie al finanziamento pubblico dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo (UFU/EBG) oltre a quello del Ministero del Lavoro italiano che prevede la gratuità per le donne di cittadinanza italiana.

Duecentocinquanta ore di formazione professionale gratuita, proposte in edizione doppia a Lenzburg e a Zurigo, e progettate per sostenere e facilitare il reinserimento nel mercato del lavoro delle donne italiane residenti in Svizzera. Questa, in estrema sintesi, la descrizione del corso ENAIP Retravailler – Rientro alla professione attiva delle donne. Il pacchetto formativo si rivolge infatti a donne inoccupate e/o disoccupate, con qualifiche settoriali “datate”, obsolete, insomma da aggiornare. Obiettivo: accompagnare il cosiddetto “sesso debole” nel percorso di reinserimento professionale, a seguito di un periodo di lunga assenza dal mondo del lavoro oppure in cerca di un primo impiego, attraverso itinerari modulari di aggiornamento e orientamento professionale. In una sola espressione, ridare consapevolezza, qualità e forza teorico-pratica all’azione delle donne italiane in cerca di occupazione. Tra le finalità specifiche del corso – che si inserisce nell’ampio ventaglio di interventi di formazione professionale a marchio ENAIP e finanziati dal Ministero italiano del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali – il recupero delle competenze professionali e il loro adeguamento alle rinnovate esigenze del mercato del lavoro. L’offerta formativa si articola in diversi moduli, ognuno con obiettivi specifici: da un’introduzione generale all’orientamento professionale che ha tra i suoi obiettivi anche quello di disegnare possibili profili autoimprenditoriali, al percorso di aggiornamento delle competenze informatiche (ECDL di livello Start). Dal modulo per lo sviluppo di competenze dattilografiche e di elaborazione testi, a quello sulle modalità di scrittura commerciale, senza dimenticare il percorso sulla contabilità teorica e pratica e quello d’introduzione all’inglese commerciale. Il tutto condito da verifiche finali per valutare il percorso seguito e i risultati ottenuti nell’apprendimento. Insomma, un progetto completo che mira a creare figure professionali applicabili trasversalmente a più settori economici e che, oltre a rinnovare le proprie competenze e qualifiche professionali, fornisce anche attestati di frequenza e certificati riconosciuti (Certificato ECDL Start). In un mondo del lavoro in cui essere competitivi è quasi un imperativo categorico, e in cui l’essere donna non sempre rappresentare – come dovrebbe – una risorsa, cogliere l’occasione e usufruire di itinerari formativi orientati al reinserimento lavorativo non può essere altro che un valore aggiunto, oltre che una risposta attiva e re-attiva alle difficoltà lavorative che il gentil sesso, ahinoi, talvolta è costretto ad affrontare. Una sfida, insomma, per donne che abbiano la voglia, il coraggio e la sfrontatezza di mettersi in discussione e di darsi, ancora una volta, un’altra possibilità. La domanda allora non è più “perché iscriversi?”. È, semmai, “perché no?”. Se dunque, com’è facile ipotizzare, non troverete buone ragioni per rinunciare alla frequenza di questi corsi, il prossimo passo da fare è rivolgersi alla segreteria ENAIP di Zurigo al numero 043 322 10 80, oppure e-mail all’indirizzo info-at-enaip.ch, per chiedere tutte le informazioni necessarie e sciogliere ogni dubbio.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

Con CISCO Systems ENAIP è Local Network Academy

All’ENAIP percorsi innovativi di formazione professionale: l’accademia degli esperti in reti informatiche.

Zurigo, 16 novembre 2004 – Si è tenuto, presso la sala della Missione Cattolica Italiana di Zurigo, in una sala gremita di ex-corsisti e interessati, la presentazione ufficiale della CISCO Network Academy. Ad inizio novembre, ENAIP Svizzera ha firmato un protocollo d’intesa con la Regional CISCO Network Academy dell’ENAIP Piemonte che rende l’ENAIP Svizzera, di fatto, Accademia Locale per la formazione degli esperti di reti informatiche con l’erogazione di programmi ufficiali di una delle più grandi aziende di connettività del mondo. CISCO, infatti, costruisce gli apparati di collegamento ad Internet e alle reti di computer più utilizzate dalle aziende. A livello mondiale si parla del 70% delle apparecchiature telefoniche e per le reti informatiche. Il percorso formativo della CISCO Systems è offerto alle scuole e centri di formazione no-profit ed è nato con l’esigenza di formare esperti anche se non hanno frequentato un percorso formativo tipico delle scuole tecniche o istituti universitari.

In tal senso, si pensi a quella moltitudine di giovani in Svizzera che, a fine tirocinio d’apprendistato o del diploma di maturità, non sono riusciti a trovare una collocazione nel mercato del lavoro ed hanno bisogno di percorsi professionali alternativi. Infatti, è molto alta la richiesta di tecnici intermedi che facciano da interlocutori tra l’esigenza delle piccole-medie aziende (utenti finali) ed i professionisti ad alto livello – analisti e progettisti informatici dell’ITC – spesso molto costosi – quindi non assunti nei piccoli contesti aziendali.
Alla fine degli anni ’90 CISCO Systems ha risposto all’esigenza mondiale d’esperti di rete preparati, competenti ed aggiornati, lanciando un programma d’educazione all’eccellenza per questo tipo di profilo professionale, sfruttando in pieno tutte le peculiarità, oltre alle lezioni in classe e al tutoraggio, delle tecniche di e-learning: la formazione a distanza. Il punto di forza di cui si è dotato ENAIP, aderendo all’accademia delle reti grazie anche ad ENAIP Piemonte, consiste nel rispetto degli standard formativi attuali: la modularità, la flessibilità, l’aggiornamento continuo del materiale didattico ed il riconoscimento del certificato erogato dalle aziende del settore.
Infatti, i curricula erogati dalla CISCO Systems coprono tutti gli aspetti sensibili del Networking, forniscono competenze standardizzate, pongono il singolo utente al centro del processo d’apprendimento, modellano i rapporti tra aula, studio individuale e laboratorio, erogano esami parziali e finali senza interferenze locali. Tutto il programma, messo a disposizione dell’ENAIP e degli utenti iscritti alle Accademie, è erogato tramite Internet dalla sede centrale di San Francisco (California). Si pensi che ad oggi la CISCO Network Academy conta più di 500.000 studenti iscritti in oltre 150 Paesi (dall’Argentina allo Zimbawe). Come già accennato in precedenza, non esistono dei prerequisiti formali per l’iscrizione al percorso formativo anche se è necessario (spesso lo si da per scontato) che il corsista interessato sappia interagire con il PC ed abbia la consapevolezza che nell’Information Technology, è necessario un minimo di conoscenze della lingua inglese.
Per quanto concerne il programma, è costituito da 16 moduli da 70 ore, componibili secondo il livello di competenza professionale che il candidato intende conseguire. L’ENAIP, nelle sue rispettive sedi di Zurigo, Lenzburg, Lucerna, San Gallo (laboratorio attrezzato per la e-learning) e presso l’OCST di Lugano, curerà anche l’aspetto introduttivo ed un minimo di prerequisiti, proprio per permettere a tutti di misurarsi, di individuare e colmare le lacune personali prima di iniziare un percorso, sicuramente gratificante, ma anche molto impegnativo. Per ulteriori informazioni e chiarimenti, rivolgersi alla segretaria ENAIP o consultando il portale dell’ENAIP Svizzera.

Paolo Vendola – Direttore ENAIP Svizzera

Un successo formativo all’ENAIP di Zurigo: il corso per neo-imprenditori.

I nuovi percorsi formativi dell’ENAIP e sperimentazioni didattiche.

Zurigo, luglio 2004 – Dopo mesi di progettazione e di rifinitura si è svolto un primo corso per neo-imprenditori con una metodica nuova, moderna e modulare cui s’ispira l’ENAIP tenendo conto e dell’esperienza del settore e delle moderne metodiche didattiche con l’ausilio anche della Formazione a Distanza. Queste le sfide future dell’ENAIP in un settore, la formazione, in continua evoluzione ed aggiornamento. Abbiamo chiesto alla nostra progettista Simona Cambri, laureata in economia e commercio, e che ha seguito l’evolversi del corso, di dare le sue personali impressioni sullo stato attuale, anche per focalizzare in itinere tutti quegli accorgimenti atti a migliorare il corso medesimo. 

Dal 13 aprile sino al 12 giugno si è svolto con successo il primo modulo (gestione aziendale) del corso per neoimprenditori presso la sede ENAIP di Zurigo, che proseguirà durante tutto l´anno con i moduli successivi del Marketing, Ragioneria, Tecniche d’ufficio, Sistema fiscale e Import-Export. Gli organizzatori di questo percorso formativo, tra cui la CCIS (Camera di Commercio Italiana in Svizzera), hanno voluto dare una struttura particolare a questo modulo. Questa prima parte é stata suddivisa, infatti, in 4 momenti principali, ognuno dei quali ha visto „esibirsi“ ben 5 docenti, esperti di settore, imprenditori e con esperienza d’insegnamento alle spalle. Roberto Colombi giurista, laureato alla facoltà di legge di Zurigo (ha collaborato con il dipartimento di diritto societario della suddetta Università) ha condotto la parte delle forme giuridiche, spiegando come si dovrebbero svolgere i primi passi per creare una nuova azienda dal punto di vista normativo-commerciale.

Alessandra di Marino ed Enzo Nocilla, consulenti aziendali, forti della loro esperienza quotidiana a contatto con la realtà imprenditoriale, hanno impartito lezioni sulla valutazione del rischio d’impresa e sulle assicurazioni private necessarie all’azienda per ridurre i rischi economici e su quelle obbligatorie previste dal sistema previdenziale svizzero. Robert Sedlic, imprenditore, esperto nelle telecomunicazioni ed attuale dirigente capo dell’azienda ITC, messa in piedi dopo anni d’esperienza in grandi compagnie nel settore informatico, ha introdotto uno degli argomenti focali e forse più complessi per il neoimprendirore: la stesura del Business Plan (Piano Finanziario) con le sue fasi e cioè l´idea e la compagine sociale, il mercato e le strategie commerciali, gli aspetti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari.

Interessanti sono state le lezioni d’autovalutazione, utili per scoprire le proprie attitudini e sviluppare certi aspetti del „carattere“ imprenditoriale. Lorena Pantoni esperta di finanziamenti, ex-funzionario dell’ufficio crediti di un istituto bancario, ha concluso il ciclo con le tre lezioni dedicate alla spiegazione delle modalità e tipologie dei mezzi finanziari necessari per poter avviare concretamente l’attività imprenditoriale. Con passione ed entusiasmo i docenti hanno messo a disposizione non solo la loro professionalità ma anche la flessibilità ed abilità nel rispondere alle svariate ed interessanti domande dei corsisti; si è creato così non solo un gruppo di studio attento e motivato, ma anche un ambiente amichevole e confidenziale, stimolante sia per gli insegnanti sia per i corsisti.

L’incontro, il confronto, lo scambio d’idee e l’aiuto reciproco sono tutti elementi non secondari di questo corso, che ha visto la partecipazione di un pubblico intelligente e con capacità critica. Simona, Emanuela, Giorgio, Giovanni, Alessandro, Salvatore, Adriano e gli altri hanno deciso di seguire tutti i moduli della formazione, per poter un giorno mettere a disposizione le loro capacità ed esperienze professionali sul mercato non più come dipendenti, bensì „autori“ e direttori del proprio lavoro.

Non dipendere da qualcuno, essere più efficienti, realizzare professionalmente la propria idea e personalità sono gli input che hanno mosso queste persone provenienti da settori differenti (turismo, consulenza e formazione tecnico-meccanica, telecomunicazione e finanza, etc.) a seguire non solo il modulo ormai concluso della gestione aziendale (sarà ripetuto ad ottobre in forma abbreviata), ma anche gli altri che seguiranno. Da queste impressioni raccolte “a caldo” nel corso, si riscopre come i corsisti condividono questo approccio dell’ENAIP, nella sua forma attuale di strategie formative, che punta sempre più verso lo scambio di momenti formativi con momenti di confronto di chi è abituato a muoversi nel mercato del lavoro.

Qeusta metotologia permette di creare “i casi esemplari” che possono diventare oggetto di studio per corsi successivi. La creazione di un “Closed user group” (comunità internet specifica), cioè creare con i moderni strumenti di internet un settore dedicato ai nostri corsisti è il momento culminante del corso stesso. Difatti nella politica formativa dell’ENAIP vi è la volontà di mantenere rapporti constanti con i corsisti – anche a corso concluso – ed accompagnarli nella loro creazione d’impresa con documentazione e consigli pratici, da parte di nostri esperti, sempre on-line. Questo metodo permette di monitorare l’evoluzione ed il reale utilizzo delle risorse umane e didattiche per intervenire e correggere in maniera puntuale tutti gli aspetti atti a migliorare qualsiasi tipo di corso organizzato dall’ENAIP. In questo si riflette la nostra opera quotidiana e costante di formatori sempre “attenti alla persona ed aperti al mercato”.

Paolo Vendola – Direzione ENAIP Svizzera